salottino culturale

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L’uomo è incompiuto o incompleto?
L’uomo che ha mangiato il frutto della conoscenza si è evoluto secondo la concezione darwiniana, ha rinunciato agli istinti animali e si è eretto, adattandosi alla realtà che lo circondava.
Quale è stato il prezzo da pagare per l’evoluzione dell’individuo?
Gli animali grazie ai loro istinti fin dalla nascita sanno esattamente cosa fare della loro esistenza, sono funzionali alla specie. Il loro ruolo naturale è nascere, crescere, procreare e morire. L’umanità con il processo di trasformazione è giunta a progettare la propria esistenza all’interno di una società, ma a differenza degli animali l’uomo non ha istinti, è in perenne ricerca della propria identità.
L’uomo, abbandonato dalla natura, si è ricreato nella civiltà i suoi punti cardine.
Un cane non si domanda che cosa farà domani, non ha le concezioni di tempo e luogo, inoltre non si pone la domanda esistenziale sulla propria vita. Quindi un animale non prova disagio esistenziale, la natura gli dà tutto quello di cui ha bisogno.
Difficilmente vedremo un animale pensare a cosa succederà l’indomani.
Il disagio esistenziale ha fatto sorgere nell’ uomo il bisogno di certezze; dalla preistoria ai giorni nostri abbiamo visto come l’uomo abbia dovuto credere in esseri perfetti come gli dei.
Gli dei monoteisti o politeisti hanno garantito all’uomo la sicurezza che era necessaria all’ accettazione della vita, cioè la prospettiva di una seconda vita o il reincarnarsi in una vita futura.
Nessun animale adora un dio, al massimo segue un capo branco, non ha alcun bisogno di immaginare una seconda possibilità.
L’uomo invece, attraverso le religioni, ha sempre cercato di colmare il vuoto che il sapere di non sapere aveva lasciato.
L’altro aspetto dominante nell’uomo è la presenza di pulsioni, emozioni e sentimenti; attraverso i suoi pensieri infatti l’uomo-artista è artefice di città, sculture della parola e della scrittura. Le invenzioni e le scoperte sono il frutto della conoscenza.
La tecnologia ha spinto il benessere fisico a livelli mai visti, tutto quello che abbiamo è perché qualcuno l’ha pensato, progettato e realizzato.
Con il passare dei secoli abbiamo sempre più perfezionato a livello pratico la nostra vita aumentandone anche la prospettiva, ma ha senso vivere una vita più lunga senza che essa abbia un senso?
Dunque l’evoluzione non è stato un grande affare per l’uomo. Almeno che questo non sia solo un passaggio della stessa. Se l’evoluzione non è ancora ultimata, il processo ci sta portando forse verso una nuova concezione di umanità, che comporta l’accettazione del limite, il rispetto per la terra, la capacità di capire che l’uomo può essere fine a se stesso. Forse l’uomo non è incompleto ma solo incompiuto.
Marina Adotti
Matteo Bernasconi

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