salottino culturale

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Dagli albori dell’umanità, si vive, si legge e si ascolta l’Amore. Miti, racconti, novelle, fiabe, poesie, dipinti, sculture, musica … siamo circondati dal tema dell’Amore. Credo che non siamo stati abbastanza preparati a questo sentimento. Veniamo cresciuti, accompagnati e guidati a molti ambiti della vita. Sull’amore, no. Di fronte all’amore, siamo dei principianti goffi e disorientati! Così quando quest’esperienza accade, spesso ci travolge e non sappiamo bene come muoverci, come viverla. Già perché trattasi di un’esperienza caratterizzata da forte Eros. È il campo dell’Eros e, non del Logos, la ragione. L’Eros inteso qui come sentimento, amore per la relazione, bisogno d’innamorarsi, desiderio d’intimità con l’Altro. Franco Battiato scrisse di essersi innamorato solo una volta nella sua vita e, in quell’occasione raccontò di aver sentito tremare talmente tanto forte le sue gambe da scegliere successivamente di non innamorarsi più per il resto della sua vita. L’esperienza era stata troppo forte. Canterà nella sua famosa Stagione dell’Amore: “… Ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore, nuove possibilità per conoscersi. E gli orizzonti perduti non si scordan mai ”

Lo scrittore e poeta tedesco Rainer Maria Rilke, agli inizi del novecento, scrisse:

“[…] E i giovani non vengono preparati a quanto sia difficile l’amore. Le convenzioni sociali hanno cercato di trasformare il più estremo e complicato dei rapporti in qualcosa di leggero e incosciente, hanno tentato di dargli l’apparenza di un compito alla portata di tutti. Ma in realtà non è così. L’amore è una cosa difficile: più di tutte le altre, perché nei conflitti di diverso tipo è la Natura stessa a risvegliare nell’individuo un istinto a trattenersi, a contenersi con tutte le proprie forze, mentre in quella forma di incremento di sé che è l’amore si è spinti a lasciarsi andare completamente”.

Nell’incontro con l’Amore, l’essere umano viene trafitto da una potenza divina, proprio come nel mito, viene trafitto dalla freccia del Dio Eros. La persona scelta da Eros subisce una potenza e può solo cercare di rimanere in piedi all’interno di questa esperienza. È interessante osservare i numerosi dipinti in cui, Marc Chagall, dipinge gli innamorati come esseri fluttuanti nell’aria. Sono lui e sua moglie Bella, ogni volta, dipinti al di sopra di tutto, oppure di lato alla vita reale che scorre.

Marc Chagall, Coppia di Amanti e Fiori, 1949

Tiziano Vecellio, pittore del Rinascimento, dipingerà la moglie, Cecilia Soldani, dopo la sua morte, in molti suoi quadri. Solo la sua scomparsa gli permetterà di capire la grandezza del loro amore. Uno dei suoi dipinti più potenti, qui sotto riportato, è la “Venere di Urbino”, 1538. Tiziano scriverà a sua moglie che nessuno del pubblico potrà mai accorgersi dei veri significati dei suoi dipinti tranne che loro due. Ogni sguardo, ogni postura della Venere rimanderà a lei e, alla loro complicità amorosa.

L’amore si ascolta, si sente, si scrive, si dipinge, si suona, si canta… eppure, quando accade, l’essere umano, nonostante la  felicità si sente disorientato, smarrito, angosciato e pieno di paure. Ciò testimonia la potenza dell’esperienza amorosa e le scarse conoscenze a riguardo. Serve attenzione e disciplina per conoscerlo e, coraggio per viverlo poiché l’essere umano è costretto a fare i conti con la propria vulnerabilità, le proprie fragilità. L’innamoramento che precede l’amore è caratterizzato da forti proiezioni inconsce che partono dalla persona e raggiungono l’amato che, in sé possiede, un gancio che permette il meccanismo della proiezione.  Sono convinta che ci si debba ritenere molto fortunati quando accade un innamoramento nella propria vita. Vuol dire che si è di fronte ad un’esperienza che porterà un profondo cambiamento personale. L’innamoramento è una rivoluzione di senso della vita di una persona. Strappa la persona dai suoi temi abituali. La scardina e le permette di visitare lidi fino ad allora poco conosciuti. L’innamoramento dona agli amanti una straordinaria e forte energia. Questo alto livello energetico dà la possibilità di raggiungere isole lontane da sé stessi e permette così gradualmente l’integrazione di queste parti di sé. La personalità qui si può proprio vederla come un arcipelago di isole.  Il raggiungimento della propria individualità è riconoscere ed integrare tutte le parti di sé, tutte le proprie isole. L’innamoramento permette la connessione. È una connessione profonda con delle parti di sé che chiedevano di essere ritrovate, viste ed ascoltate. Chiedevano relazione col resto della personalità.

Gustave Klimt, particolare di Adamo ed Eva, 1916-17

Qualsiasi relazione d’amore vissuta andrebbe sempre onorata per quello che di rivoluzionario ha portato tua vita. È necessario elevarsi. Elevarsi dalle incomprensioni, dal risentimento, dalle liti e soprattutto dai giudizi. Ogni relazione d’amore è un’esperienza che riesce a far avvertire il senso della totalità.  E’ un’esperienza ultraterrena, proprio per questo permette di sentire, in maniera vivida,  l’unione di Terra e Cielo  e il senso dell’eternità. E’ necessario ed importante nutrire un profondo rispetto per i propri amori vissuti, tutti.  Concludo questa mia riflessione sull’Amore, riportando una parte preziosa di una lettera di Rainer Maria Rilke, scritta agli inizi del novecento, al suo caro amico Friedrich Westhoff:

 “ […] I giovani che si vogliono bene si gettano l’uno tra le braccia dell’altro nell’impazienza e nella furia della loro passione, in un abbandono indisciplinato privo di conoscenza reciproca. Se ne rendono conto con stupore e disappunto solo quando arriva il momento della rottura e nel pieno sconforto della crisi cercano di conservare almeno l’apparenza della loro felicità (perché in fondo proprio di felicità si doveva trattare). Ah, non riescono quasi più a ricordare cosa intendessero con felicità. Per insicurezza divengono ogni giorno più ingiusti l’uno nei confronti dell’altro; loro che volevano farsi del bene, ora, ogni volta che si toccano, sono insofferenti o autoritari. Nello sforzo di trovare una qualche via d’uscita dall’insostenibile tormento della loro confusione, commettono il più grande errore che si possa compiere nelle relazioni tra esseri umani: diventano impazienti. Si forzano a raggiungere un qualche compimento, a prendere una decisione definitiva – ossia una decisione che loro ritengono definitiva. Sorpresi e spaventati dai cambiamenti che hanno sperimentato, cercano di fissare una volta per tutte il loro rapporto, perché da allora in poi resti << per sempre >> (così dicono) lo stesso. Persino ciò che è morto non si può fermare una volta per tutte (a modo suo anch’esso si disgrega e muta); tantomeno ciò che vive tollera qualsiasi trattamento definitivo. La vita è in sé trasformazione, e nulla è più mutevole delle relazioni umane, che sono un concentrato di vita. Un minuto sorgono e quello dopo declinano, e gli amanti sono coloro per i quali ogni rapporto, ogni sfioramento, insomma, ogni istante è diverso dall’altro; sono esseri umani tra i quali non succede mai nulla di abituale, nulla di già avvenuto. Agli amanti accadono solo novità, inaspettate, inaudite novità. Relazioni di questo tipo esistono, e devono significare una felicità enorme, quasi insopportabile, ma possono verificarsi solo in casi di grande abbondanza spirituale, solo tra coloro che hanno, ognuno nella propria individualità, ricchezza, ordine e raccoglimento interiori; solo due mondi ampi, profondi e originali posso unirsi. Come è ovvio, è improbabile che i giovani riescano ad innalzarsi fino a simile rapporto, ma prendendo bene in mano la propria vita, hanno la possibilità di prepararsi, sviluppandosi in una lenta crescita verso questa felicità. Quando amano non devono dimenticare di essere dei principianti, dei dilettanti della vita, degli apprendisti in ogni materia amorosa … L’amore lo devono imparare e questo richiede, come ogni apprendimento, calma, pazienza e concentrazione. Prendere l’amore sul serio e soffrire e apprenderlo come fosse un lavoro, questo Friedrich, è quello che i giovani hanno bisogno. Nessuna felicità è più grande di quella che proviene dal lavoro, e l’amore, che è la più estrema delle felicità, non può che essere altro che un lavoro. Chi ama quindi deve cercare di comportarsi come se si apprestasse ad affrontare una grande impresa: deve passare molto tempo da solo e addentrarsi nel proprio intimo, contenersi, trattenersi; deve lavorare, deve divenire qualcosa! Perché Friedrich, credimi, più ampio è il tuo essere, più ricco è tutto ciò che ti accade. Si deve vivere in se stessi e pensare alla vita nella sua interezza, ai suoi milioni di possibilità, alle distese di inimmaginabili futuri, così vaste che nulla è davvero passato o perduto […].”

Giuseppina Pepe

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