salottino culturale

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La morte del padre
Nella contemporaneità sembra essersi esaurito il ruolo del padre, che ha perso ogni forma di autorevolezza.
La figura paterna fin dall’antichità è sempre stata vista come il simbolo di legge, saggezza e forza.
L’inarrestabile avanzata tecnologica porta i figli a sopravanzare i genitori, i quali percepiscono una forte inadeguatezza.
Questa situazione ha prodotto una crisi di identità, che spinge i genitori alla rincorsa, a mettersi sullo stesso piano dei propri figli.
Vediamo quindi genitori che scelgono di vestirsi e di tatuarsi come le nuove generazioni.
Tale atteggiamento nasconde anche un’ansia di fondo, l’impossibilità di controllare i comportamenti dei figli stessi. Farseli amici vuol dire anche spingerli ad esserne i primi confidenti.
Assistiamo ad un’inversione della generazione, chi è padre e chi è figlio.
Anche gli insegnanti hanno dovuto modificare il proprio modo di porsi. La semplice trasmissione di nozioni non è più sufficiente, perché i ragazzi hanno un mondo a cui attingere su internet.
Il padre che era la legge, il limite oltre il quale non si poteva andare, è evaporizzato lasciando spazio ad una società senza un limite.
Infatti assistiamo proprio ad una perdita di confini, oggi si può tutto. L’uomo ama essere libero, ma non può fare a meno di vivere in una società che deve avere le sue leggi. Se queste non vengono rispettate, allora si cade nell’individualismo.
Questa generazione che ‘si fa da sola’, senza una legge che regoli i valori morali, relega la figura del padre sempre più in secondo piano.
E’ ancora indispensabile questa figura nella vita dei figli? Stiamo assistendo alla più grande iniezione di benessere che l’ umanità abbia mai conosciuto grazie alle tecnologie, inversamente vediamo come soddisfare i bisogni in modo spasmodico abbia portato la felicità al livello più basso; i figli hanno tutto ma non sono felici.
Un dieci attribuito da un insegnante potrebbe essere un voto positivo se la scala va da 1 a 10 ma pessimo se i voti arrivano fino a 30, cosi il padre è indispensabile anche oggi per tracciare quella linea che definisce i nostri limiti.
Una certezza è che oggi il padre può e deve tracciare quel limite, il consumismo o la tecnologia migliorano la vita, ma il cardine della vita non sta nelle cose o nei software. Il figlio ha bisogno di essere riconosciuto come tale da parte del padre e il padre ha bisogno del figlio che lo aiuti nelle nuove scienze.
Emozioni e sentimenti non possono essere appresi dai social, in quanto manca una parte esperienziale che è essenziale per la trasmissione da umano ad umano, le macchine non potranno mai sostituirsi al bisogno di riconoscimento da parte del figlio.
Il vecchio ed il nuovo possono coesistere, la parola come primo passo dell’evoluzione, ciò che ci rende umani e pensanti, abbinata alla nuova frontiera delle scienze tecnologiche.
Marina adotti
Matteo Bernasconi

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