salottino culturale

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La maschera
Che cos’è una maschera?
Il termine maschera deriva dal latino “mascha” e indica lo strumento indossato dall’attore per recitare la propria parte. Oggi nella nostra società recitiamo costantemente un copione, sempre dal latino ‘rotûlus’.
La maschera quindi ci spinge a essere attori nella vita.
Tutti indossiamo una maschera in senso metaforico, essa ci consente di mutare la nostra identità, conformandoci al desiderio e all’aspettativa degli altri.
Di volta in volta ci troviamo ad essere figli, genitori, alunni, insegnanti. A seconda dei ruoli e delle circostanze.
La indossiamo sapendo che siamo destinati a rinnovarla, lo sappiamo che non è la nostra vera natura ma in fondo noi ci stiamo bene, divisi tra il nostro volto e la falsità della maschera. Questo ci consente di essere ciò che non siamo, schiavi di diverse facce. Viviamo la nostra vita rinunciando, per quel sorriso, a un po’ di libertà.
La maschera che portiamo può a volte trasformarsi in una maschera di piombo, tanto da ingabbiare la nostra esistenza e stritolare la nostra identità.
A volte temiamo di toglierci una maschera, per rivelare la nostra essenza più vera, più intima.
Un aspetto che gli altri farebbero fatica a riconoscere e che forse spaventa noi stessi.
Ci mette infatti in contatto con le nostre debolezze, con le nostre fragilità che vorremmo camuffare e celare. Ecco che nascondersi dietro una maschera può farci comodo o forse aiutarci ad affrontare le difficoltà della vita.
Togliersi la maschera vuol anche dire rinunciare ad uno schema già pensato per noi, saper riprogettare la propria esistenza e rimettersi in gioco.
A volte portare una maschera può essere vincolante. Un individuo, concluso il lavoro quotidiano, scopre che sotto la sua maschera ce n’è un’altra poco differente. L’insegnante rimane nel ruolo anche dopo l’ora di lezione, così come il fabbro. In questo modo scopriamo che forse quella maschera non vorremmo mai toglierla, ci aiuta ad identificarci, a non sentirci senza volto.
Già nell’antichità la funzione della maschera nei riti era ‘divina’ o ‘demoniaca’, infatti permetteva agli uomini che la indossavano di immedesimarsi addirittura negli spiriti di morte o fertilità.
Nel mondo greco la maschera preservava la ritualità del teatro rispetto alla mondanità del pubblico, in un gioco di velamento e svelamento. Le maschere in questo caso rappresentavano stati d’animo nelle commedie e tragedie greche, dalla gioia alla tristezza.
Protettrice e allo stesso tempo traditrice la maschera si mostra cosi come uno strumento a doppia faccia, da una parte ci dà la sensazione di essere protetti, dall’altra nasconde la parte più vera di noi.
Il vero essere si manifesta proprio nel momento in cui togliamo la maschera, quindi c’è un periodo in cui mostriamo chi siamo ed è il momento della “consapevolezza”, più riusciamo a conoscere chi siamo, ad accettare i nostri sentimenti ed emozioni, ad accogliere i nostri limiti più saremo in grado di vivere consapevolmente la nostra vera identità senza il bisogno di nasconderci.
Marina Adotti
Matteo Bernasconi

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